Canti popolari,
fiumi di birra, costumi bavaresi e bretzel:
cosa si può dire dell’Oktoberfest che non
sia già stato detto? Nulla, e forse proprio questo è il bello.
L’evento più importante dell’autunno tedesco affascina
per la sua regolarità, per il ripetersi sempre uguale a se stesso
di un rituale canonico e consolidato. E sicuramente da
questo punto di vista non delude.
Siamo stati alla Theresenwiesse, il grande parco che ospita
la festa, negli ultimi due giorni utili (la manifestazione, iniziata il
18 settembre 2004, si è conclusa infatti il 3
ottobre): e questo ci ha permesso, seppure in breve tempo, di cogliere
approssimativamente tutto il meglio e il peggio della rassegna bavarese.
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| Non
si smentisce la vocazione teutonica alla disciplina: si beve solo
con il posto a sedere e solo all’interno dei tendoni, e
alle 22.30 si chiudono i rubinetti. Una disciplina peraltro
indispensabile per gestire una massa impressionante di visitatori in preda
ai fumi dell’alcool. Ma l’esistenza di ferree regole non impedisce
agli italiani, anche qui in grande maggioranza, di infrangerle:
questo può portare, se va bene, al furto di un boccale
o magari a una birra scroccata senza pagare, se va male a un placcaggio
in piena regola da parte della Polizei (abbiamo assistito
anche a questo).
Non mancano dunque scene di ordinaria follia: anche il personale, spesso,
si lascia trasportare dall’ebbrezza. L’Oktoberfest non è
esattamente, per intenderci, il posto dove porteremmo i nostri bambini
- per quanto i tedeschi lo facciano. Ma per un appassionato il grande
parco nel centro di Monaco è una sorta di Disneyland:
si vorrebbe vedere e fare tutto, si ha il terrore di non farcela.
Noi siamo riusciti a visitare, con difficoltà dovute all’enorme
afflusso di persone, due fra gli stand più rappresentativi
(li chiamano “tendoni” ma ci vuole un bel coraggio): quello
della Paulaner
e quello della Hacker-Pschorr,
entrambe fresche e leggere come si conviene alle pilsener
tedesche. I prezzi? Dai 6 ai 7,20 € per il boccale
da un litro: non esistono, ovviamente, altre scelte. Per mangiare si consiglia
invece di ricorrere ai moltissimi, praticamente infiniti, chioschi che
si trovano all’esterno degli stand: non mancheranno bretzel, bockwurst
(salsicce bollite), bratwurst (salsicce alla brace),
pollo e schnitzel (cotolette).
Di contorno, si fa per dire, tutto il folclore della
festa: gli stand più grandi sono uno spettacolo per la vista, con
le loro scenografie colorate, e per l’udito, grazie
alle attivissime orchestrine. Sui tavoli si beve, si
balla, ci si insulta, si indossano magliette e cappelli
celebrativi: di più non si potrebbe davvero chiedere, anche se
resta la sensazione che per gustare al meglio l’evento servirebbe
una full immersion dall’apertura alla chiusura.
Un’ultima nota sul pernottamento: se non si ha
la possibilità di prenotare con almeno due mesi di anticipo è
inutile sperare di trovare posto a Monaco. Una buona soluzione è
il camper (anch’esso da riservare con largo anticipo),
un’altra idea è quella di dormire ad Augsburg,
che si trova a una cinquantina di km ed è facilmente raggiungibile
in treno. Noi abbiamo optato per l’economico Etap
Hotel.
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